In Congo, uno stupro al minuto.


Nel Paese africano un’indicibile ondata di violenza colpisce le donne
Nella repubblica democratica del Congo, da tempo piagata dalla guerra, vengono stuprate ogni giorno più di 1110 donne, quasi una al minuto. Un numero incredibile, e che sarebbe anche una stima conservativa secondo l’autrice dello studio, Amber Peterman, perché la violenza sessuale sulle ragazze di età inferiore ai quindici anni e alle donne sopra i quarantanove non è stata rilevata. Il direttore dell’Harvard Humanitarian Initiative parla della più grave crisi umanitaria della nostra epoca.


DRAMMA EPOCALE – Ecco come Peace Reporter ha riferito sul drammatico studio sul Congo.

“I dati raccolti mostrano quanto le precedenti stime sui casi di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo siano ben lontane dal fotografare la reale situazione presente nel Paese”, queste le parole di Amber Peterman, principale autore dello studio pubblicato ieri dall’America Journal of Public Health, in cui si parla di un’emergenza 26 volte maggiore rispetto a quanto stimato finora e, comunque non ancora del tutto chiara a causa di numerosi casi di violenza sessuale non denunciati dalle vittime per paura o per vergogna. Secondo i risultati pubblicati nel rapporto, sarebbero circa 1.100 i casi di stupro registrati ogni giorno in Congo, mentre più di 400 mila le donne, di età compresa tra i 15 e i 49 anni, violentate durante la guerra che ha falciato l’Africa Centrale tra il 2006 e il 2007, un dato che stacca nettamente gli studi Onu realizzati sullo stesso periodo, da cui emergevano solamente 15.000 casi di violenza sessuale. Siamo dinnanzi a “un cancro che si diffonde nel mezzo dell’impunità e del silenzio”, ha affermato Michael van Rooyen, direttore della Harvard Humanitarian Initiative, intervenuto per commentare lo studio dell’American Journal. “Una delle più gravi crisi umanitarie del mondo contemporaneo”, ha aggiunto, i cui dati a disposizione potrebbero essere tuttavia sottostimati.

STUPRO COME ARMA DI GUERRA – Le violenze sessuali sono utilizzati scientemente in Congo con metodo militare, tanto dagli appartenenti alle milizie quanto dalle forze di sicurezza statali. I combattenti nelle province in guerra terrorizzano in questo modo brutale la popolazione civile. E alcuni di questi stupratori seriali sono stati integrati nella truppe del governo. Lo scorso luglio un’orgia di stupri di quattro giorni aveva suscitato un’indignazione globale. Quasi 250 donne e bambini erano stato violentati in cinque paesi nella provincia di Nord-Kive, uno degli epicentri del conflitto. Anche alcuni uomini erano stati abusati. Le violenze di natura sessuale nelle zone di guerra sono purtroppo abituali, ma le dimensioni del fenomeno raggiunte in Congo sono incredibili. La guerra civile è ufficialmente finita nel 2003, ma gli scontri sono proseguiti. Medici dell’ospedale Heal Africa hanno raccontato anche di pazienti completamente terrorizzati, come una bambina di 10 anni stuprata per ore, che non ha parlato per alcuni mesi.

O STUPRO O MORTE – “In alcune zone di conflitto come a Kivu gli uomini sono costretti a combattere per non essere uccisi. Le donne rimangono nei campi a lavorare, ma lì sono spesso vittima di violenze di natura sessuale, che tacciono per evitare una reazione violenta dei loro compagni”, ha rimarcato Kasereka Lusi, fondatrice di Heal Africa. “Molte vengono stuprate in modo continuo, fino a che i ribelli non lasciano la zona, un vero inferno per le donne”. Altre invece subiscono la violenza di fronte agli occhi dei propri mariti, una doppia umiliazione per aumentare il terrore. Ragazzine o mogli sono costrette a scegliere se essere violentate oppure uccise. E chi subisce lo stupro viene abbandonato dalla famiglia per la vergogna. Raramente i soldati stupratori vengono portati davanti al tribunale, e solo recentemente un comandante delle milizie statali è stato condannato a 20 anni di carcere per crimini contro l’umanità, dopo aver ordinato migliaia di stupri.

Fonte: Giornalettismo

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