Bukavu, la città dei morti viventi

Emergenza abitativa in Congo, case tra le tombe dei congiunti. E’ scontro occupanti-becchini

Come ci hanno insegnato “Poltergeist”e “Pet Sematary”, costruire case su vecchi cimiteri porta malissimo. Senza contare tutte le leggende che ammantano i cimiteri, a cominciare dagli spiriti notturni che li infestano. Questo è proprio il tipo di storie che non lascia indifferente un africano, che impressiona anche chi di solito dà sfoggio di coraggio leonino.

Tranne i congolesi di Bukavu. Bukavu diventò tristemente nota nel giugno del 2004 quando il generale Laurent Nkunda la diede in pasto per tre giorni alle sue milizie. Tre giorni di orrori inimmaginabili in cui vennero stuprate oltre sedicimila donne. Sotto i belgi Bukavu si chiamava Costermansville ed era un ameno luogo di villeggiatura edificato su cinque penisole – immaginate una grande mano verde che affiora dalle acque del lago Kivu.

Oggi, invece, è una città in continua espansione, con quasi mezzo milione di abitanti – contando anche gli slums periferici e i villaggi circostanti – tre universita’, un aeroporto, un grande porto sul Lago Tanganica e un’industria farmaceutica che produce un generico utilizzato nelle terapie anti-AIDS e medicamenti a base di chinino. La gente delle campagne, stanca di patire la fame, gli sfollati del vicino Ruanda, i minatori di coltan e cassitirite, i soldati dei Rassemblement congolais pour la démocratie (RCD) appena arrivavano a Bukavu si costruivano una casa di fortuna con lamiera e fango e sopravvivevano, ma poi lo spazio e´ venuto a mancare. Il patto con le autorità locali era ‘se trovate un buco libero, siete i benvenuti’.

Ma di buchi liberi adesso non ce sono piu’ nemmeno per i cani. E la disperazione ha aguzzato l’ingegno. Un giorno un soldato del RCD si presenta in comune. Non lo pagano da anni e non ha dove dormire. Le caserme, come Camp Saio sono ormai inabitabili, gli accampamenti militari li hanno smobilitati, casa sua a Bagira se la sono letteralmente divorata i vicini che gli hanno smontato tetto, scale, porte e finestre. Chiede il permesso di costruire una casa nel cimitero di Ruzizi. Le autorità lo prendono per matto, ma il matto la casa la costruisce sul serio. In poco tempo, altri matti seguono il suo esempio. In meno di un anno, un terzo del cimitero viene occupato. Quasi cento case, piccoli orti, bestiame che pascola tra le tombe.

Sembra quasi la trama di un film, peccato che il cimitero di Ruzizi non sia un cimitero abbandonato, ma è, e continua ad essere, il piu’ importante cimitero di Bukavu dove ogni giorno si seppelliscono decine di morti. Nonostante questo le piccole imprese che lo hanno lottizzato si comportano come se non esistesse alcun cimitero, infischiandosene della sacralità del luogo, profanandolo con le ruspe dei loro bulldozer, portandosi via insieme alla terra pile di scheletri e croci cimiteriali. Uno scempio di cui tutta la città è stata testimone e che le autorita’ hanno ignorato per troppo tempo. La cosa incredibile è che gli abusivi del cimitero di Ruzizi sostengono di aver acquistato regolarmente quei lotti e di avere ottenuto i permessi per edificarci sopra (che però ai giornalisti non mostrano mai).

Ma l’aspetto più grottesco di tutta questa vicenda sono le liti quotidiane tra becchini e occupanti. Ogni volta che un corteo funebre passa sulle loro proprietà, gli occupanti lo costringono a fermarsi. E così i becchini posano le bare a terra e cominciano a negoziare, tra lo sconcerto dei parenti dei defunti. Trattative spossanti che a volte durano giorni. All’inizio queste controversie sfociavano in vere e proprie risse, adesso la gente reagisce con filosofia, e nell’attesa, si improvvisano banchetti e copiose bevute. Dopotutto, anche questa è l’Africa.

Lorenzo Cairoli

Fonte: La Stampa

Add to Google

Bookmark and Share

OkNotizietutto blog PaperblogW3Counter

Questa voce è stata pubblicata in Aksanti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...