Pianura del Ruzizi, Sud-Kivu (R.d.Congo): qual’è il vero piano?

C’è finalmente pace nell’est della RDCongo? Le operazioni militari che vi sono state intraprese, ormai da oltre due anni, per costringere i combattenti Hutu ruandesi delle FDLR a ritornare al loro paese, hanno raggiunto il loro obiettivo? Abbiamo posto alcune domande a un difensore dei diritti umani della Pianura del Ruzizi, Eric Muvomo, dell’associazione ACMEJ (Associazione contro il Male e per l’inquadramento della Gioventù).

Da oltre due anni, come nel Nord-Kivu e nel Sud-Kivu, anche nella Pianura del Ruzizi si sono intraprese delle operazioni militari per costringere i combattenti hutu ruandese delle FDLR a ritornare al loro paese. Si tratta delle operazioni “Umoja wetu” (la Nostra unione), “Kimya II” (Silenzio) e “Amani Léo” (La Pace oggi).

Quale era la situazione della popolazione prima di queste operazioni?
Prima di queste operazioni, la popolazione della Pianura del Ruzizi conviveva con le FDLR in modo pacifico. Le FDLR avevano delle postazioni e coltivavano dei campi; vari di loro si erano sposati con delle ragazze del posto. Con loro, avevamo una buona collaborazione. Anche se durante l’occupazione da parte del RCD c’erano stati dei massacri, le persone cominciavano a dimenticare e a perdonarsi.

Qual’è la sua situazione attuale?
Da quando sono iniziate queste operazioni militari, la popolazione è oggetto di attacchi, saccheggi e omicidi da parte sia delle FDLR che dei militari implicati nelle operazioni Kimya II e Amani Léo. Sequestri, violenze sessuali, stupri collettivi sono all’ordine del giorno ovunque. Le mucche sono state rubate e molti campi saccheggiati. Sulle strade, le FDLR attaccano i camion, rubano le merci e gli effetti personali dei viaggiatori e sequestrano le persone, chiedendo poi 400 $ di riscatto per ciascuno. Dall’inizio di queste operazioni militari, la situazione della popolazione è andata peggiorando. Attualmente, i contadini sono nella miseria e non hanno più nulla da mangiare. Come sono i genitori che pagano una grande parte dello stipendio degli insegnanti, molti bambini non hanno più accesso alla scuola. Molta gente si chiede se i militari di Amani Léo sono venuti a combattere contro le FDLR o a sterminare la popolazione contadina.

Chi è colpito in questa guerriglia?
Da dicembre 2010, sono i capi locali e i difensori dei diritti umani che sono presi di mira e assassinati. Abbiamo perso un capo a Kinyinya, verso Lubarika; un altro a Mashuza, località di Murhunga, verso Kiringye. Nel gennaio 2011, i militari di Amani Léo (la brigata 411, ex-CNDP) hanno arrestato più di sei capi della località di Mulenge, accusandoli, senza prove, di collaborare e appoggiare le FDLR. Uno di questi capi è morto, in seguito a torture. Se i combattenti FDLR, diventati molto aggressivi a causa delle operazioni militari condotte contro di loro, arrivano a casa loro ed esigono della farina, possono rifiutare se non hanno armi per controbattere?

Anche le donne sono un bersaglio della criminalità. Il marito vede partire sua moglie per andare al mercato senza avere la certezza di vederla ritornare a casa. Per strada, molte donne vengono sequestrate e trattenute vari giorni nella foresta. È molto difficile perseguire gli autori di questi misfatti. Se ci si rivolge al tribunale militare, ci si dice: “Quel militare dipende dall’operazione Amani Léo e è difficile trovarlo”. E se si riesce a localizzarlo, ci si dice: “Quel militare non è più qui”, anche se c’è.

Tali operazioni militari non hanno dunque raggiunto il loro scopo?
Il rimpatrio delle FDLR era un buon obiettivo, ma dopo due anni e mezzo di operazioni militari, ciò che si constata è piuttosto il contrario: i combattenti hutu ruandesi sono ancora numerosi e stanno ricuperando le loro vecchie postazioni.

I militari di Amani Léo appartengono in grande parte all’ex-CNDP, la milizia di Nkunda che, dopo avere versato molto sangue nel Nord-Kivu, è stata frettolosamente integrata nell’esercito congolese, benché sia ancora filo ruandese. È difficile distinguerli dai combattenti FDLR: hanno la stessa divisa militare e la stessa morfologia e parlano la stessa lingua ruandese.

Talvolta i combattenti FDLR si trovano a poca distanza dai militari di Amani Léo, ma questi ultimi non muovono un dito: preferiscono dedicarsi allo sfruttamento illegale dell’oro e della cassitérite. E questi minerali vengono trasportati in Ruanda, che è diventato così un grande esportatore di minerali che non possiede o che possiede in piccola quantità.

Alcune fonti affermano che ora si vuole allontanare i militari di Amani Léo dalla Pianura del Ruzizi e sostituirli con dei militari ruandesi per un’altra ennesima operazione di rastrellamento contro le FDLR. Ma l’esercito ruandese è stato qui dal 1998 al 2003 e non è riuscito a rimpatriare le FDLR. Del resto, in Amani Léo non ci sono già dei militari ruandesi? Dietro il caos che regna nella regione, la popolazione comincia a comprendere che c’è un piano nascosto.

Quale sarebbe questo piano nascosto?
Non sono le FDLR che si stanno perseguendo. Ciò che si vuole è la balcanizzazione della RDCongo o l’impiantazione di un’altra comunità nell’est del paese. Tutto ciò nell’ambiguità più assoluta, perché nessuno, nemmeno la Monusco, la forza ONU in RDCongo, informa la popolazione su ciò che sta realmente accadendo.

Il Ruanda ha un problema di spazio, mentre la RDCongo è un vasto paese…
Sin dal tempo della colonia, i Ruandesi hanno trovato da noi uno spazio di vita. Anche attualmente, a Kamanyola, il villaggio della Pianura del Ruzizi alla frontiera con il Ruanda, molti Hutu ruandesi varcano ogni giorno la frontiera per lavorare in Congo.

Addirittura, nell’economia, nella politica e nell’esercito i Ruandesi occupano uno spazio molto superiore, in proporzione, a quello della loro presenza numerica. Per questo, la popolazione si sta chiedendo se i Ruandesi vengono nel Kivu per lavorare o per dominare. Se desiderano stabilirsi in RDCongo, dovrebbero farlo in modo ufficiale e legale, rispettando le norme relative all’immigrazione. Dovunque nel mondo ci sono degli immigrati che chiedono la nazionalità del paese ospitante. Non è l’esclusione che vogliamo, ma la giustizia e lo sviluppo del paese.

Qual’è dunque il nodo del problema?
In Congo non c’è un conflitto etnico, ma un conflitto politico legato ad interessi. Paul Kagame utilizza il pretesto delle FDLR per indebolire e invadere il Congo. Occupare l’est della RDCongo è il progetto che il Ruanda vuole, già da molto tempo, realizzare con la forza e l’astuzia.

Quale soluzione per una vera pace?
Bisogna cercare una via diversa da quella delle armi. Le FDLR devono ritornare nella loro patria. Ma per questo è necessario iniziare un dialogo sincero e costruttivo tra tutte le componenti politiche e sociali ruandesi. La comunità internazionale deve cercare i mezzi per convincerne il governo di Kagame.

Che gli uomini di buona volontà ci aiutino ad eliminare le cause politiche della guerra. A che cosa serve, infatti, fare dei progetti per lo sviluppo, se poi la popolazione viene assassinata, derubata, violentata e costretta alla fuga?

Pianura del Ruzizi, 1 maggio 2011.
Intervista realizzata da Teresina Caffi, missionaria in R.d.Congo, membro di Rete Pace per il Congo.

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