Est del Congo. Si aggrava il conflitto sulle terre

Nell’est della Repubblica Democratica del Congo il conflitto sulle terre si sta aggravando soprattutto nei distretti di Rutshuru e Masisi (Provincia del Nord Kivu) e nel distretto di Ituri (Provincia Orientale).

Una tra le principali cause é il ritorno dei rifugiati nel distretto di Ituri e dei sfollati nei distretti del Nord Kivu. Individui appartenenti a diverse comunitá rivali, ritornando nei loro luoghi d’origine, hanno come obiettivo recuperare le terre di loro proprietá abbandonate. Spesso queste terre sono occupate da altre comunitá che sono a loro volta immigrate per occuparle.

Queste migrazioni interne, causate dalle numerose guerre all’est del Congo, sono all’origine delle rivendicazioni della proprietá dei terreni e dei correlati conflitti che contribuiscono, assieme alla presenza di varie milizie armate, a deteriorare la fragile pace nel paese.

I conflitti sulle terre spesso assumono una forma collettiva ed etnica. Il fenomeno di migrazione interna all’est del paese vede lo spostamento di nuovi gruppi etnici originari di altri distretti che prendono possesso delle terre abbandonate dalle popolazioni locali sfuggite a causa degli avvenimenti bellici.

Al loro rientro, le popolazioni originarie non riescono a recuperare le loro proprietá poiché altri gruppi etnici le occupano e, grazie alla complicitá delle autoritá locali, detengono legali atti di proprietá.

Grazie ad un incentivo finanziario le autoritá locali distruggono gli atti di proprietá originari e ne creano dei nuovi facendoli risalire a decenni fa, quando il Congo era ancora lo Zaire del dittatore Mobutu. Questa operazione é attuata a livello collettivo, distribuendo nuovi atti di proprietá ad ogni singolo membro della comunitá che ha occupato le terre precedentemente abbandonate.

Solerti funzionari di stato fabbricano dei falsi atti di proprietá che sono difficili da riconoscere da quelli autentici. Questi falsi vengono redatti utilizzando carta intestata e timbri originali dell’amministrazione dello Zaire, “saggiamente” custoditi dai funzionari del Congo.

Se il proprietario originale non possiede copia autentica dell’atto di proprietá risulta difficile rivendicare i suoi diritti di fronte ad un documento sapietemente falsificato.

Nel caso che il proprietario possieda l’atto originale deve dimostrare in sede giudiziaria la sua autenticitá rispetto all’atto falsificato del nuovo proprietario.

Queste truffe vengono facilitate grazie ad una debole legislazione delle proprietá dei terreni e da archivi catastali quasi inesistenti o andati distrutti durante gli avvenimenti bellici. L’ottusitá del governo centrale a Kinshasa di pagare in ritardo salari ridicoli ai funzionari statali o di non pagarli affatto spinge il burocrate locale a trovare fonti alternative di guadagno, spesso illecite e dannose per la reputazione e la gestione del paese.

Fin dall’epoca dello Zaire ogni funzionario statale, pur non essendo pagato, continua ad occupare il suo posto poiché gli permette l’accesso agli strumenti amministrativi e l’autorevolezza per redarre o falsificare atti pubblici sotto compenso. Il mantenimento del posto da anche la possibilitá eventuale di recuperare gli anni di salario non pagati e il diritto alla pensione governativa. Queste possibilitá sono pressoché nulle se il funzionario si dimette.

Di fronte alle costose e complicate procedure legali per riprendere il possesso delle proprietá le comunitá originarie, nutrendo un senso di ingiustizia e considerandosi vittime di una politica etnica ai loro danni, spesso ricorrono alla violenza collettiva come unico mezzo per rivendicare i loro diritti.

Dal 2006 il distretto dell’Ituri é teatro di violenti affrontamenti tra popolazione congolesi di origine hutu, tutsi, hunde e bantu legati alle proprietá delle terre. La lotta per i terreni agricoli nel distretto hanno causato un atroce conflitto tra il 1999 e il 2003 che ha costato quasi 50.000 morti.

Nel distretto di Rutshuru (Nord Kivu) la situazione é aggravata dalla crescita demografica e dalla raritá di terre coltivabili, fattori principale della forte competizione per l’accesso alle terre tra le varie popolazioni.

Questi conflitti etnici sulle terre sono spesso il pretesto per la creazione di milizie armate che rivendicano i diritti della loro etnia, come é stato il caso del CNDP[1] del generale tutsi Laurent Nkunda che é nato nel 2008   per difendere i diritti della popolazione congolese di origine tutsi ruandese nei vari distretti dellla Provincia Orientale e del Nord Kivu.

Altri fattori dei conflitti sulle terre.

Esistono altri fattori non trascurabili che contribuiscono all’aumento del conflitto. Spesso essi hanno una natura di classe e di discriminazione sessuale.

In questi ultimi anni il governo centrale o le varie amministrazioni provinciali hanno favorito la creazione di estese piantagioni private comprate da politici e uomini d’affari congolesi e in minima parte da stranieri.

L’acquisto delle piantagioni é un mezzo estremamente pratico per riciclare il denaro proveniente dalla corruzione o dai traffici illeciti delle risorse naturali. Un’altro mezzo é quello di costruire costosissime residenze nei principali centri urbani che hanno originato il boom edilizio in cittá come Goma, Bukavu e Butembo.

I nuovi proprietari acquistono (a prezzi irrisori) una moltitudine di piccoli appezzamenti agricoli con la promessa di offrire lavoro ai proprietari nelle piantagioni e nelle aziende agricole. L’acquisto é facilitato dall’estrema povertá e mancanza di prospettive econonomiche degli agricoltori. A volte si assiste all’uso della intimidazione e della forza per convincere qualche contadino recalcitante all’idea di svendere la sua proprietá.

Inutile dire che la promessa di impiego spesso non viene mantenuta o i salari offerti sono talmente bassi che spesso creano situazione di semi schiavitú.

I conflitti sulle terre vengono anche creati dalle ditte minerarie nazionali e internazionali che, con la complicitá del Governo Congolese, espropriano i terreni destinati alla produzione mineraria spesso senza pagare un indennizzo. Esemplare é il caso dell’asse minerario di Rubaya dove violenti conflitti sono legati allo sfruttamento delle miniere e hanno provocato ad una massiccia imigrazione interna forzata.

Nella regione persiste anche il classico e mai risolto conflitto tra agricoltori ed allevatori che conduce alla distruzione dei raccolti e all’abbattimento del bestiame in un interminabile ciclo di vendette che porta a sanguinari scontri tra etnie.

L’accesso alla proprietá dei terreni in Africa é normalmente negato alle donne. La dipendenza della moglie al marito per poter coltivare un lotto di terreno e la negazione del diritto di proprietá  sono sopprusi comuni di molte societá africane dove la donna viene considerata un membro di secondo ordine nella societá patriarcale.

Questa assenza di diritto alla terra si aggrava nella situazione post conflitto dell’est del Congo.

Molte donne sono divenute vedove durante i decenni di guerra. L’unico loro mezzo di sostenimento é garantito dall’accessibilitá alle terre coltivabili. Grazie alla complicitá dell’amministrazione locale e dei capi villaggi, alla donna viene impedito il diritto di successione della terra che viene recuperata dalla famiglia del marito.

Stessa sorte viene riservata alle vedove sfollate o rifugiate al loro ritorno nel luogo d’origine. I familiari del marito o nuovi proprietari che hanno acquistato il terreno rifiutano addirittura alla vedova la possibilitá di usufrutto del terreno per assicurarsi l’autosufficienza alimentare.

Senza un alloggio e private di ogni fonte di sostenimento le vedove sono costrette a cercare la protezione presso le loro familie (se queste sono finanziariamente in grado di offrirla), sposarsi un’altro uomo individuato come mezzo di protezione sociale o, se sono giovani, dedicarsi alla prostituzione per nutrire se stesse e i loro figli. Nei peggiori dei casi il loro destino é l’elemosina e l’esclusione sociale che accellerano il processo di annichilimento pscicologico e riducono la loro speranza di vita.

Tra i vari fattori del conflitto la corruzione dilagante nell’amministrazione pubblica gioca un ruolo fondamentale nell’occupazione illegale di terre governative destinate ai parchi nazionali.

Per esempio il Parco Nazionale di Virunga (soprattutto nella zona di Bwiza), patrimonio forestale nazionale e zona riproduttiva dei famosi gorilla di montagna, é minacciato dall’occupazione illegale da parte della popolazione che infrange il divieto di occupare le terre per ragioni di soppravvivenza, contribuendo cosí alla distruzione dell’ecosistema attraverso la distruzione della foresta per far spazio ai terreni agricoli.

Dinnanzi a questa occupazione illegale dei Parchi Nazionali le autoritá non reagiscono, soprattutto se la popolazione appartiene alla loro etnia. I rari casi di intervento governativo contro l’occupazione illegale dei terreni hanno un carattere violento, limitandosi a scacciare la comunitá e a distruggere le abitazioni e campi agricoli illegali senza offire un’alternativa. Alla comunitá non resta che attendere che le acque si calmino per occupare nuovamente gli stessi terreni.

Situazione contraria e che puó essere presa come esempio si verifica nella zona del Parco di Virunga all’interno del confine ruandese. Nonostante un grave problema di sovrapopolazione, il Governo di Kigali applica una ferrea regolamentazione in difesa del parco che impedisce ogni sorta di insediamento umano.

Quali soluzioni?

I conflitti sulle terre potrebbero essere risolti grazie ad un intervento del Governo. Il problema fondamentale é l’assenza della volontá politica.

Occorre riordinare il catasto e procedere all’annullazione di tutti i falsi atti di proprietá redatti nel corso di questo ultimo decennio per difendere i diritti dei veri proprietari terrieri.

Altra misura necessaria é quella di aggiornare e rinforzare la legislatura sulle proprietá agricole, modificando le attuali leggi al fine di permettere l’accessibilitá ai terreni per le donne. I mezzi legislativi piú rapidi e tutelativi sarebbero quello di introdurre la condivizione dei beni tra moglie e marito e il diritto di proprietá del terreno per acquisto o per ereditá.

Parallelamente occorre attuare migrazioni delle popolazioni in altre zone meno popolate della regione, sostenendole attraverso facilitazioni finanziarie e accessibilitá a crediti bancari con bassi interessi per favorire il loro insediamento e l’inizio delle attivitá agricole.

Nella Provincia Orientale, nel Nord Kivu e nel Sud Kivu vi sono centinaia di migliaia di ettari coltivabili abbandonati che rimangono vuoti e improduttivi. L’involontá politica ad attuare delle migrazioni pilotate della popolazione rurale apre la porta a tentativi di colonizzazione agricola delle popolazioni del vicino Ruanda che soffre di una grave crisi di sovrapopolazione che, se non risolta, potrebbe divenire facile terreno per l’emergere di rigurgiti di odio etnico tra la comunitá hutu e quella tutsi.

La colonizzazione agricola dei contadini ruandesi sembra giá iniziata con modesti spotamenti della popolazione nella regione mai ufficializzati. Questa colonizzazione silenziosa é aggravata dall’arbitraria delimitazione dei confini fatta dai belgi durante l’epoca coloniale. Molti territori originalmente sotto controllo dei reami ruandesi furono riconosciuti all’allora Congo Belga.

Dal 2009 L’Agenzia ONU UN-HABITAT in collaborazione con UNHCR ha iniziato un programma di prevenzione e di mediazione dei conflitti terrieri a profitto dei sfollati, rifugiati e delle fasce piú deboli della popolazione, come le donne.

Il programma assiste i beneficiari nella ricerca di soluzioni pacifiche alle dispute sui terreni e copre i territori del Nord Kivu di Rutshuru e Masisi e quelli della Provincia Orientale dell’Ituri.

Sono stati organizzati vari seminari e progetti di sensibilizzazione delle popolazione, della autoritá amministrative e dei capi villaggi. Sono state promosse anche varie campagne di sensibilizzazione sui titoli di proprietá terriera.

Attraverso fondi provenienti dall’Agenzia per la Cooperazione Americana USAID sono stati creati dei gruppi di coordinazione nel Nord Kivu e nell’Ituri che si occupano dell’armonizzazione dei conflitti legati alle terre e alla loro risoluzione giuridica e sociale.

Questi gruppi di coordinazione prevendono la stretta collaborazione con i Ministeri Provinciali dell’Agricoltura e dell’Ambiente, i vari Catasti, i Ministeri Provinciali della Giustizia e dei Diritti Umani, e le Amministrazioni Regionali.

Nonostante gli sforzi compiuti e all’inezione di considerevoli fondi questo intervento delle Nazioni Unite ha avuto uno scarso impatto nella soluzione del problema poiché  non agisce sulle cause che originano i conflitti.

L’azione diretta su queste cause é una prorogativa del Governo di Kinshasa che dimostra un miope disinteresse sul problema.

Questo disinteresse é originato dall’aviditá dei politici congolesi che hanno come unico obiettivo l’arricchimento personale alle spalle della popolazione. L’assenza del concetto del bene comune nazionale é originato dalla vera essenza della Repubblica Democratica del Congo.

Questo stato africano é una pura invenzione coloniale che ha creato una nazione artificiale raggruppando piú di 250 diverse etnie sparse su un territorio grande come l’Europa per soggiogarle al dominio di Re Leopoldo I.

L’identitá nazionale del Congo é un falso concetto imposto alle varie popolazioni. Nonostante la retorica del Grande Congo la moltitudine di tribú, di diverse culture e la vastitá del paese hanno sempre impedito una vera integrazione sociale e amministrativa. Ogniuno si preoccupa del suo territorio e della sua etnia sotto il falso ombrello dell’unione nazionale.

Fulvio  Beltrami

Goma, Repubblica Democratica del Congo

24 maggio 2011

fulviobeltrami@gmail.com

fulviobeltrami1966@gmail.com


[1] National Congress for the Defence of the People, Il movimento ribelle guidato dal Generale Laurent Nkunda fu autore di un offensiva militare nell’est del paese nel dicembre 2008. L’offensiva fu fermata grazie alla collaborazione tra il Congo e il Ruanda sotto pressioni dell’Aministrazione Obama. Il suo leader e’ stato arrestato agli inizi del 2009 ed e’ attualmente agli arresti domiciliari a Kigali, la capitale del Ruanda. Il NCDP e’ ancora attivo sotto la guida del Generale Bosco. Parte dei miliziani sono stati integrati nell’esercito regolare congolese

Fonte: Reset Italia

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2 risposte a Est del Congo. Si aggrava il conflitto sulle terre

  1. Fulvio Beltrami ha detto:

    Vi ringrazio di cuore di aver replicato il mio articolo offrendo una maggiore diffusione possibile a queste notizie provenienti dall’Amato Continente Africano fin troppo spesso ignorate dai mass media occidentali.

    Fulvio Beltrami

    Kampala Uganda

    31 maggio 2011

    Mi piace

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