Goma: tra paradiso turistico e inferno dantesco.


La cittá di Goma é situata all’est della Repubblica Democratica del Congo, sulla riva settentrionale del Lago Kivu e dista 15 km dal cratere del vulcano  Nyiragongo. Il lago e la cittá si trovano nel ramo occidentale della Rift Valley.

Fu fondata dai Belgi durante il colonialismo e assieme alla cittá di Bukavu (capoluogo della provincia del Sud Kivu) fú destinata a divenire luogo di villeggiatura per ufficiali e coloni belgi e importante snodo commerciale rivolto ai vicini paesi Burundi e Ruanda (anch’essi sotto dominio Belga) e verso le colonie inglesi dell’Uganda e del Kenya.

Dopo l’indipendenza Goma divenne il capoluogo della Provincia del Nord Kivu che confina con il Ruanda e l’Uganda.

Durante il periodo della dittatura di Mobutu, nell’allora Zaire, Goma mantenne le sue caratteristiche di luogo turistico e snodo commerciale rivolto all’Est dell’Africa.

Purtroppo con il passare degli anni la cittá vide un progressivo deterioramento delle infrastrutture e il sorgere di costruzioni anarchiche che compromisero la vivibilitá urbana.

A causa del regime di Mobutu, caratterizzato dalla corruzione e il culto della personalitá (1), la cittá di Goma (come del resto tutte le altre principali cittá del paese) vide la totale assenza di manutenzione delle infrastrutture costruite dai belgi e l’involontá politica di creare nuove infrastrutture idone a sostenere l’espansione della cittá. Con passare dei decenni, strade, rete fognaria, ospedali, scuole, edifici pubblici, sistema idrico ed elettrico, si deteriorarono irreversibilmente arrivando alla attuale situazione di completo degrado.

Ossessionato da un’invazione dei paesi dell’Est dell’Africa, Mobutu distrusse tutte le reti stradali nell’est del paese. Giá alla fine degli anni ottanta le uniche vie di collegamento della cittá con il resto del mondo erano il Lago Kivu e la strada ruandese oltre la frontiera, dove sorge la cittá gemella di Gisenyi.

La rete stradale che collegava il capoluogo alle cittá della provincia collocate a nord (Beni, Bunia, Butenbo), quella che la collegava con il capoluogo del Sud Kivu: Bukavu e con la parte occidentale del paese (Kisangani, Lumumbashi) divennero inpraticabili, condannando la cittá ad un isolamento geografico che ridusse gli scambi commerciali con il resto del paese.

Nonostante la creazione di un aereoporto ancora oggi la pesante ereditá mobutista condanna all’isolamento geografico della cittá raggiungibile solo per via aerea, marittima (lago Kivu) o stradale passando dal Ruanda.

Quindici anni di instabilitá

Dal 1994 fino al 2009 Goma ha conosciuto un lungo periodo di instabilitá, iniziata con l’arrivo dei rifugiati ruandesi ostaggi del governo genocidario hutu che si installó nel Nord Kivu e nel Sud Kivu, grazie all’appoggio Francese, delle Nazioni Unite, del Vaticano e di varie ONG internazionali per continuare la sua opera di destabilizzazione nel vicino Ruanda.

Goma fú il campo di battaglia preferito durante la prima e la secondo guerra del Congo (1996 – 1997 e 1998 – 2005). Nonostante gli accordi di pace tra il Governo di Kinshasa e l’Uganda, Ruanda e Burundi, i dintorni della cittá restono rifugio di una decina di milizie di svariate provenienze: ruandesi, congolesi, burendesi ed ugandesi che creano un’instabilitá permanente e continue violenze sulla popolazione civile.

Ai giorni nostri i dintorni di Goma e l’intera Provincia del Nord Kivu, seppur non essendo piú teatro di importanti sconvolgimenti bellici, sono costretti ad ospitare le varie formazioni ribelli che continuano a creare instabilitá, una situazione di guerra a bassa intensitá e centinaia di migliaia di sfollati.

Di questa situazione é responsabile il Governo di Kinshasa che non ha mai dimostrato la volontá politica e militare di debellare le varie milizie.

Gli effetti economici sulla Provincia sono una riduzione nella capacitá agricola (con la conseguente diminuzione dell’autosufficienza alimentare) e la perdita di milioni di dollari all’anno derivante dallo sfruttamento illegale delle miniere attuato dalle varie milizie e discretamente dai paesi vicini del Ruanda e dell’Uganda e dall’impossibilitá di sfruttare in pieno le potenzialitá turistiche.

Lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie della regione sono state la base del boom economico del Ruanda e dell’Uganda avvenuto tra il 1998 e il 2008.

Sovrappopolazione e precarietá geografica.

A causa dell’instabilitá permanente nella regione Goma ha conosciuto un esodo rurale di proporzioni bibbliche. Dai 249.962 abitanti registrati nel 2004 (2)  oggi la cittá ospita quasi 700.000 abitanti. Alcune fonti si azzardano a stimare la popolazione prossima al milione, anche se questa stima non é confermata da nessun dato certo.

Le uniche infrastrutture pubbliche disponibili (quelle dell’epoca coloniale) erano state ideate per ospitare 150.000 abitanti (3). Facile comprendere la situazione attuale.

La maggioranza dei quartieri popolari é priva di rete idirica, fognaria, elettrica e stradale.

La maggioranza della popolazione vive in un inferno dantesco fatto di baracche e vecchi edifici decrepiti,  fogne a cielo aperto, strade piene di fango o di polvere a secondo delle stagioni, mancanza di acqua potabile ed elettricitá, inquinamento domestico causato dall’uso del carbone e delle lampade a petrolio per cucinare e illuminare le abitazioni.

Il governo centale di Kinshasa e quello regionale sembrano non preoccuparsi di questa situazione inumana.

Seppur ridotte in numero, le infrastrutture recentemente create per i quartieri poveri provengono per la maggior parte dai finanziamenti internazionali della cooperazione bilaterale.

In questi giorni il Governo Italiano, attraverso l’ufficio della Cooperazione Italiana a Goma, di cui responsabile é il Dottor Marco TARTARINI, sta dotando di acqua potabile vari quartieri popolari attraverso la creazione di una rete idrica in collaborazione con la societá statale REDIGESO che gestise le reti idriche e fognarie nel paese.

Durante un mio recente soggiorno a Goma ho avuto la possibilitá di constatare di persona il progetto in fase avanzata di realizzazione assieme ad altri progetti di costruzione di scuole e riabilitazione di infrastrutture sanitarie.

L’impegno italiano nel miglioramento delle infrastrutture della cittá é caraterizzato da un’ottimo equilibrio tra costi e qualitá e da una perfetta simbiosi collaborativa con le autoritá locali che argina ogni loro eventuale tentativo di interferenza a scopo di lucro. Queste caratteristiche di realizzazione rendono l’intervento uno tra i rari interventi bilaterali italiani riusciti nella regione nell’ultimo decennio.

Al contrario l’intervento dello Stato Congolese é inevitabilmente sinonimo di disastro e fallimento a causa del culto della corruzione.

Il Governatore del Nord Kivu, sicuro del clima di impunitá regnante nel Paese, ha rifiutato l’aiuto della Comunitá Europea per la costruzione di strade asfaltate nella cittá preferendo attingere ai fondi statali di Kinshasa e offrendo i lavori ad un’impresa cinese.

Risultato ? Dopo aver sventrato le principali arterie stradali di Goma, che ora versono in uno stato quasi bellico, la ditta cinese ha interrotto i lavori a causa del mancato pagamento delle successive tranche da parte della Provincia. La popolazione, furibonda, accusa il Governatore di aver intascato i fondi ricevuti da Kinshasa. Ovviamene l’autoritá nega e reprime ogni dissenso sociale.

Una recente manifestazione studentesca sul tema dello scandalo é stata violentemente repressa. Decine di studenti sono stati imprigionati al fine di « insegnargli l’educazione » secondo quanto dichiarato dallo stesso Governatore.

La sovrappopolazione della cittá é drammatica non solo per la mancanza di infrastrutture adeguate ma anche dalla totale assenza di politiche economiche e sociali da parte del Governo.

Quasi 500.000 abitanti appartenenti alle fasce piú povere della popolazione sono abbandonati a se stessi. La loro vita quotidiana é basata sulla disperata ricerca di lavori casuali nella speranza di raccimolare dai 2 ai 4 dollari al giorno, insufficenti per offrire alle famiglie un’adeguata alimentazione.

Sulla cittá pesa un’ipoteca geologica che rischia di cancellare questo insediamento urbano.

Le eruzioni vulcaniche del 2002 e 2005 sembrano essere solo il preludio di una maggior attivitá della catena di vulcani presenti nella regione. Nonostante che le attivitá vulcaniche siano constantemente monitorate da esperti nazionali e internazionali nessuno é in grado di predire il Big Bang tellurgico che distruggerá la cittá.

La catastrofe tellurgica é assicurata poiché la catena di vulcani é parte integrante della Rift Valley che ha origine in Kenya ed é geograficamente instabile. Le attivitá sismiche della Rift Valley sono talmente instabili ed intense a livello sotterraneo che vi é il rischio di catastrofi naturali di proporzioni inaudite per diversi paesi della regione, dal Kenya all’est del Congo.

Nel 2006 il Governo di Kinshasa propose un progetto per spostare la cittá Goma lontano dalla zona tellurgica. Il progetto non fu mai reso pubblico in quanto non credibile a causa della situazione economica e politica in cui versa il Congo.

Nonostante questa spada di Damocle, gli abitanti di Goma continuano a vivere nella cittá che dal 2009 sta conoscendo un boom edilizio di grandi proporzioni.

Centinaia di ville faraoniche sono costruite in ogni dove senza un piano urbanistico e studi geologici. I proprietari di queste ville sono ricchi congolesi e ruandesi. Si ha la netta senzazione che questo boom edile sia originato dalla necessitá di reciclare i proventi delle attivitá  illegali dell’estrazione dei minerali.

Una economia irreale.

Oltre al boom edile la maggior attivitá economica é quella proveniente dal settore minerario. Goma é un importante centro regionale per il commercio di minerali estratti dalle lontane miniere situate all’interno del Nord Kivu.

Con un industria di dimensioni insignificanti, il commercio di natura speculativa regna sulla cittá.

A causa dell’instabilitá dettata dalla presenza di milizie ribelli in ogni dove le potenzialitá turistiche (il lago Kivu, la catena vulcanica, il Parco Nazionale di Virunga dove vivono i gorilla di montagna) non possono essere sfruttate se non al 10% delle loro potenzialitá.

A causa dell’instabilitá della valuta nazionale (il franco congolese) l’est del paese preferisce utilizzare il dollaro americano.

L’utilizzo di questa valuta straniera ha fortemente contribuito a creare un tasso di inflazione che ha raggiunto livelli inauditi.

Il Governo di Kinshasa si guarda bene di pubblicare le ciffre reali ma nella vita quotidiana l’inflazione é evidentemente fuori controllo. Basti pensare che a Goma una famiglia necessita di 15 dollari per poter accedere a tre pasti completi giornalieri mentre nei vicini Ruanda ed Uganda la stessa famiglia  necessita rispettivamente di 7 dollari a Kigali e di 4,8 dollari a Kampala.

La popolazione congolese riesce a soppravivere in questa situazione grazie alla sua storica e proverbiale capacitá di adattamento.

Le conseguenze sul piano pscilogocico e sociale sono devastanti.

I Congolesi nutrono un complesso di inferioritá atroce verso i loro vicini ruandesi che vivono in un paese di strade asfaltate, cittá e villaggi puliti, perfettamente urbanizzati e  dotati delle necessarie infrastrutture.

Dopo cinquant’anni di oppressione, da Mobutu a Kabila, il popolo congolese oltre alla speranza ha perso anche l’orgoglio e la stima di se stesso. Per soppravvivere si é trasformato in un mendicante.

Durante dei controlli medici presso un importante ospedale di Goma, la dottoressa che mi seguiva, ad un certo punto, con estremo imbarazzo e vergogna, mi ha chiesto cinque dollari per pagare i trasporti per due giorni.

Da sempre alcuni settori della societá congolese addossano la colpa delle inaudite condizioni in cui versa il Paese ai vicini Ruanda e Uganda. Seppur avendo questi paesi le loro passate responsabilitá che dire della classe dirigente congolese se anche un dottoressa é costretta a chiedere l’elemosina?

Fulvio Beltrami

Kampala Uganda

31 maggio 2011

fulviobeltrami@gmail.com

fulviobeltrami1966@gmail.com

(1) Il sergente Mobutu Seze Seko fu scelto dagli Americani e i Belgi per attuare il colpo di stato che destituí il primo governo post indipendenza di Patrice Lumumba, accusato di essere troppo nazionalista e comunista. Mobutu trasformó il Congo Belga (ribatezzato Zaire) in un’immensa proprietá privata seguendo fedelmente le orme di Re Leopoldo I. Baluardo contro il comunismo in Africa, il regime di Mobutu vide un deterioramento dei rapporti con l’America e l’Europa negli anni novanta. Nel 1994 Mobutu accetó le pressioni della Francia di accogliere i rifugiati hutu ruandesi ma sopratutto il governo, l’esercito e le milizie genocidarie in fuga dopo aver commesso il genocidio ed essere state sconfitte dai ribelli del Fronte Patriottico Ruandese guidati dall’attuale Presidente del Ruanda: Paul Kagame. Nel 2007 il regime di Mobuto crolló sotto il piombo della rivolta congolese di Laurent Kabila e le truppe Ugandesi, Ruandesi, Burundesi e Angoliane. Da anni soffrente di cancro alla prostata Mobutu muorí in esilio nel  Settembre 1997 a Rabatt Marocco.

(2) Il dato demografico del 2004 fu fornito dale Nazioni Unite ma non rispecchiava la situazione reale, poiché si basava sull’ultimo censimento ufficiale fatto all’epoca dello Zaire nel 1991.

(3) La popolazione registrata nel 1958 durante l’era coloniale belga.

 

Fonte: Fabio News

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