Musungu: diario di bordo in viaggio verso Bukavu

Il cell di jd suona alle prime luci dopo una notte nella quale entrambi non sappiamo se l’altro ha russato o no! non male, penso, per scoprire però poco dopo che le prime luci dell’alba corrispondono alle 4h30 o poco più!

Ottimo se non fosse per quello che ormai qui è diventato per tutti lo shuttle/bus da Kigali al confine con la RdC, parte alle 8.00! E allora prima uscita dalla camera per una doccia (tiepida ma l’acqua c’e’!) e poi, speranzoso, ricerca del locale Alimentation perchè il refettorio il sabato e la domenica proprio non apre (gli altri giorni il caffè prima delle 7.15 è un miraggio!).

Girovagando per la Procura, che a quell’ora mi sembra un labirinto, arrivo al minimarket: chiuso, e ha proprio l’aria di restare tale per tutto il giorno! Deluso accendo a fatica la prima sigaretta (per tutta la mattina sarà una delle pochissime, non più di tre) e mi riaffaccio in camera. Un vero e proprio casino! Valige aperte, roba da tutte le parti, al punto che fatico persino a ritrovare i documenti senza i quali è vivamente sconsigliato muoversi in Rwanda. Dopo un iniziale sforzo per riportare la dignità in quel bordello abbandono Jd e vado a gironzolare per la procura. Esco e salgo nel piazzale della chiesa dove ieri sera mi sembrava di aver visto un bar. Il locale c’è ma, malgrado l’affollamento, …niente caffè, solo birra!!!

La Chiesa, dalla quale si diffondono note religiose ma allegre e piene di vita, è strapiena (e sono solo le 7.15). Poco dopo mi raggiunge Jd che, in uno slancio di ottimismo, dice che il caffè lo berremo prima di salire sullo shuttle/bus all’Azur Palace Hotel.

Ok! Adesso però si tratta di raggiungere il capolinea dell’auto che sarà forse a un km di salita ripida come un 6° grado. Ci guardiamo e decidiamo senza neanche parlarci che un taxi farà al caso nostro. Bene, ma i taxi dove sono? Spariti tutti, solo qualche mototaxi che attende i clienti all’uscita della chiesa. Idea luminosa: Jd prende un mototaxi che lo porta in giro a cercare un taxi col quale poi mi verra’ a prendere e col quale arriveremo alla partenza dello shuttle. Il taxi arriva, carica malvolentieri i bagagli (e solo perchè ho fatto finta di essermi dimenticato qualcosa in camera) e partiamo. Dopo non più di 4 minuti siamo al capolinea del nostro GREYHOUND (?).

Scarichiamo il tutto e Jd chiede quale dei “carrimerci” ci condurrà al confine. Quello ci indica un autista che però guarda il megavaligione e con un sorriso sadico ci domanda «ma per quello avete pagato il biglietto? occupa un posto intero e va pagato (e non l’ha sollevata!!!)». Jd ed io ci guardiamo ed anche in questa occasione ci capiamo al volo: chi se ne frega di pagare un posto in più, e’ il caffè che ci interessa ma…anche questa volta il sogno svanisce!!! mancano poco più di due minuti alla partenza (che avviene con una puntualità svizzera) e non ci rimane che affossarci ai nostri posti. Peccato che non esista un sistema per allargare il bus perchè sarebbe stato più che gradito!

Lo spazio all’interno diventa sempre più ristretto e rimpiango il 737/200 sul quale avevo smadonnato perchè non riuscivo ad allungare le gambe! Qui non si riesce neanche a muovere un braccio e, vero e proprio incubo, la posizione assunta durerà per tutto il viaggio: 6 ore!!! Ma, e questo lo scoprirò dopo, non è il peggio! Avete mai provato ad ascoltare una canzone di Bob Marley (lo stile è quello) per sei ore? Sempre la stessa e sempre nella stessa posizione? Sparata a volume da chiamare la buoncostume? no? Beh allora provatelo, diventa un’esperienza unica! (anche se mi sa che al rientro mi ritoccherà). Se supererete la prova lo racconterete, ne sono certo, ai vostri pronipotini!

Così in questo stato precomatoso il viaggio prende il via su strade fortunatamente lisce più di quelle italiane (non difficile direte, ma non scordate che si sta parlando di Rwanda!). Dopo un paio d’ore fermata! Incredibile! Si scende-chi ci riesce- acqua e biscotti, una sigaretta intanto che si fa una pipì che però quel sadico dell’autista ti tronca a metà (entrambe le cose)! e a nulla vale cercare di impietosirlo, se suona il clacson 3 volte e non si e’ seduti a bordo lo si vede partire.
A fatica, visto lo spazio, si mangia qualcosa, si beve, ma non troppo, e guardando attentamente gli altri peccatori, si scoprono nuovi orizzonti riguardanti la posizione che si può assumere per dormire! Jd che ha messo degli occhiali neri più di lui si abbiocca nella stessa posizione che aveva per mangiare. Al suo fianco una studentessa con uno zaino sulle gambe pare addirittura felice. Quello dietro di me deve aver appoggiato la testa al seggiolino perchè riesco a sentire addirittura i ricciolini! Due ragazze nella fila davanti a noi si addormentano abbracciandosi (posizione che non riusciranno più a sciogliere sino all’arrivo).

Si dorme malgrado il Bob Marley locale sparato a manetta, o forse si dorme per disperazione. Io non so in quale posizione ma sono riuscito a dormire sino al secondo pit stop durante il quale faccio in tempo solo a completare (per fortuna) l’operazione iniziata nella prima fermata e conclusasi anticipatamente.

Il panorama esterno è sempre stato bello (anche se alle fosse comuni del genocidio proprio non ero preparato) ma, quello degli ultimi chilometri diventa splendido perché si viaggia all’interno della foresta e per un musungo quale il sottoscritto è una vera e propria meraviglia che se possibile diventa ancora più emozionante quando, su una curva, lo shuttle rallenta e, tra una liana e l’altra, riesco persino a vedere un nostro primogenitore librarsi tranquillo nel suo vero habitat.
Prima e dopo la foresta distese di piante di the, risaie e campi di sorgo (con il quale si fa il famoso fufu) scorrono ai lati della strada (i ceppi che segnalano la presenza fibra ottica non sono mai mancati) e solo il peggiorare delle condizioni stradali segnalano l’avvicinarsi della RdC.

All’arrivo in “città” un taxi ci accompagna alla frontiera dove tutti salutano e augurano buon proseguimento. Li però i bagagli vengono scaricati perchè il taxi non può passare e l’ingresso nella RdC è a due km (valigione da 30 e passa chili, zaino e valigia per 26 chili, ricordate?).

D’incanto spunta un portabagagli con carriola del 1943 che sorridendo -ma non quanto noi- ci accompagnerà di là. In realtà, un pò come avveniva alla porta di Berlino, a metà del territorio neutro il carriolatore si ferma e passa i bagagli ad un suo collega congolese che discute brevemente con Jd sul suo compenso.

Ci si avvicina agli uffici immigrazione, sanità, dogana e chi più ne ha più ne metta. Sui muri di una vecchia casa due scritte: “locali” e “stranieri”. Mi avvicino alla mia porzione di finestra ma… prego entri, mi dice una voce che non si capisce da chi viene. Ci siamo, penso tra me e me, ricomincia la solfa delle domande ripetute tre volte tipo “chi è”, “dove va”, “cosa fa”! Invece, come se il viaggio appena fatto avesse espiato un po’ di “colpe”, un miracolo: solo un breve e gentile interrogatorio, la registrazione a penna su un vecchio e malandato quadernone e passo ad un’altra scrivania dove una doganiera sorridente mi guarda, guarda la foto sul passaporto, mi riguarda e poi …timbra! Ci siamo, penso. Adesso musungu è proprio tornato! Esco ed è Jd, invece, ad avere problemi col suo passaporto formato carta di credito! forse perchè è nervoso tanto che dopo aver caricato i bagagli su un taxi li scarichiamo perchè il prezzo della corsa per lui è troppo alto (figuratevi cosa avrebbe guadagnato il tassista se fossi stato solo!!).

Quel tassita non ne vuol sapere di abbassarlo, mentre quello successivo si accontenta del 60% della cifra richiesta dal primo. Nel frattempo ci si incontra con un amico, l’avvocato Justin che hanno conosciuto anche gli alunni di una scuola di Milano grazie a Skype, e si parte su quella specie di pool car che farà tre fermate!

Nulla è cambiato a Bukavu (solo i crateri stradali sono peggiorati se possibile!). Il traffico è sempre caotico, i mototaxi sfidano la morte ogni 3 metri mentre è incredibile la resistenza dei clacson sempre e comunque in funzione. Il percorso è quello, l’hotel residence (dove al 2° piano manca l’acqua che invece il proprietario usa abbondantemente per lavarsi l’auto nel cortile), l’incrocio del semaforo (che forse una volta c’era), il mercato con le donne che vendono frutta, verdura, pesce che non si capisce se è già cotto oppure no, l’antro del “macellaio”.

Poco più in basso piazza della Repubblica, dove il 30/6 ci sarà la festa dell’Indipendenza, è ancora più incasinata di come la ricordavo. Nel bel mezzo di questa enorme rotonda sorge ora una colonna sulla quale è stata montata una statua coperta da teli che verranno tolti quel giorno e che sono stati posti dopo una serie di critiche a quello che rappresenta (un militare con il fucile ai piedi del quale c’è una donna inginocchiata). Una volta che ci si riesce ad immettere nella rotatoria bisogna essere cattivi perchè altrimenti si continua a girare fantozzianamente.

“Seconda strada a destra”, come direbbe un bel navigatore, e poi la prima a destra. Sulla via, non ancora (e chissà per quanto tempo) asfaltata, c’è tuttora lo stesso residuo di camion dello scorso anno. Forse anche le buche sono le stesse ma non me ne accorgo o forse si. Ancora una curva e…………

Musungu

QUI la prima parte

Add to Google

Bookmark and Share

OkNotizietutto blog PaperblogW3Counter

Questa voce è stata pubblicata in Aksanti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Musungu: diario di bordo in viaggio verso Bukavu

  1. Pingback: Bukavu, il grande ritorno | Aksanti

  2. Pingback: Bukavu: Hotel Orchids, il posto dei ricchi e non solo | Aksanti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...