Bukavu: Hotel Orchids, il posto dei ricchi e non solo

Sono da poco passate le 17:30 quando il “capo” mi invita ad andare con lui e un paio di giornalisti belgi, che devono inviare i loro pezzi via internet, all’hotel Orchids di Bukavu.

Siamo dalla parte opposta e per arrivare attraversiamo tutta la città. Ci fermiamo a fare gasolio in una specie di distributore (30 u$ 18,9 litri) dietro a qualche taxi che, come mi viene anticipato, metterà ben 2 litri di benzina.

Quando riaccendiamo il motore….non entrano più le marce! La Toyota credo stia per rendere l’anima e, dopo 25 anni di servizio su queste strade, ne ha ben donde!

Ripartiamo accendendo il motore con la seconda inserita. del resto è ben difficile, per le condizioni del “manto stradale” (sarebbe la gioia della giunta Moratti!) e il traffico, superare i 30/40 km!

Ad un certo punto, dopo aver superato la collina dei gesuiti (un’intera collina!) si svolta verso il lago dove ci sono anche le case dei “ricchi”.

L’hotel è a poche centinaia di metri: si può capire dal numero delle guardie armate che non è un posto frequentato da poveri!

Il parcheggio sembra quello vicino a Palazzo Grazioli o Palazzo Chigi: parcheggiatore (armato anche lui) e guardie dappertutto.

Se non fosse per il “capo” probabilmente ci avrebbero già intimato l’alt almeno una decina di volte. Scendiamo, dopo un epico parcheggio (spegni e accendi il motore cambiando marcia ogni volta), e ci avviciniamo all’ingresso dell’hotel.
Tutto quello che caratterizza Bukavu d’un tratto sparisce!

Luci soffuse, adesivi che indicano l’uso delle carte di credito, ristorante con un cameriere per tavolo, sala internet, terrazza da villa hollyvoodiana con vista sul lago e su un giardino che non ha neanche Berlusconi in Sardegna.

Lasciamo i due colleghi belgi alle loro connessioni e discendiamo verso il lago immersi in una foresta da mille e una notte illuminata da faretti sapientemente distribuiti così come da innaffiatori elettronici!

Le specie di piante lasciano a bocca aperta a cominciare da una raccolta di orchidee (da cui il nome dell’hotel) incredibile! Bambù che raggiungono i 15 metri di altezza, fiori di ogni tipo, piante mai viste dalle dimensioni per noi fuori dal comune.

Ad un certo punto della discesa il “capo” mi avverte che stiamo entrando in …”zona minata”. «Vedi – mi dice indicando uno spiazzo di prato inglese sul bordo del lago-, li atterra l’elicottero di un importante corporation canadese quotata sui mercati americani e a Toronto, una vera e propria potenza del posto. I suoi uomini non girano in jeep o in taxi o in moto, solo in elicottero. Partono da qui e arrivano alle varie miniere d’oro».

Ha tutto del’incredibile se non fosse che sto calpestando il prato perfettamente rasato dove atterra il biturbina bianco!
Risalendo verso l’hotel, dove ci attendono due birre (ghiacciate questa volta, ma visto l’ambiente non poteva essere altrimenti!), il “capo” cerca di portarmi su lato sinistro dell’Orchids dove stanno costruendo nuove stanze.

Peccato che tutti i vari camminamenti siano stati bloccati e quindi…niente vista sulle camere top secret. Quando arriviamo alle nostre poltrone sulla terrazza sembra di essere in costa azzurra: belgi, inglesi, un paio di pakistani e l’immancabile gruppo di romani caciaroni e casinisti aperitiveggiano con cocktail e bibite internazionali.

Sorrisi, chiacchere e affari sovrastano tutti noi. Alcuni secondo me, ma non sono riuscito a carpire nulla e potrebbe essere solo una mia cattiveria, fanno affari alla faccia delle varie organizzazioni internazionali benefiche che rappresentano.

Siamo quasi tutti musungo, gli altri (5/6 non di più) devono essere i ricchi e potenti locali visto che una pizza costa “solo” 15 u$ e al ristorante difficilmente la vedi arrivare. Cerco un depliant dell’albergo ma una signorina gentile e sorridente mi informa, dopo aver parlato in swahili con un altro, che non ce ne sono e così la mia curiosità sui prezzi deve rintanarsi sino all’indomani mattina quando leggo che una camera singola costa 185 u$ per notte (40u$ lo stipendio medio mensile a bukavu).

Anche qui ad un certo punto salta la corrente (giustizia terrena!) ma ritorna dopo pochi secondi, giusto il tempo perché i numerosi (penso) generatori entrino in funzione. Ripartiamo per la Procura.

Nel parcheggio fanno bella mostra tutti gli ultimi modelli di 4×4. gli adesivi “Un” e “Croix Rouge International” (ma non solo) si sprecano!

Noi con la vecchia Toyota siamo proprio gli ultimi e, dopo un ingorgo da inferno dantesco, riusciamo a districarci riguadagnando lo stradone sterrato che costeggia la tenuta dei gesuiti. Ultimi 100 metri di salita e la nostra 4×4 si spegne!

Nulla di grave se non fosse che per farla partire bisogna metterla in seconda e non schiacciare la frizione! Praticamente impossibile, anzi meglio non proseguire con i tentativi per non perdere anche la batteria! E allora……

Avete mai provato a spingere in salita 2,5 tonnellate di auto, nooo? E allora provateci e poi mi direte! Accanto a noi un taxi rimasto senza benzina e l’ingresso di quello che potrebbe essere un fortino militare ma è solo una casa.

Siamo in 6 ma il “carro armato” non avanza di un millimetro anzi indietreggia! Si uniscono altri volontari (alla fine saremo in 10) e finalmente raggiungiamo la vetta! Un pochino affaticati ognuno riprende la sua strada e tra un sobbalzo e l’altro riparte anche la Toyota.

Il “capo” telefona per far aprire i cancelli in modo da evitare un ulteriore esperimento di riaccensione in salita e attraversiamo Bukavu. Due soli pensieri attraversano, terrorizzandoci, la nostra mente: la Piazza della Repubblica (un enorme rondò dove moto, taxi, bambini, militari, commercianti, camion e quant’altro si accalcano e nessuno pensa minimamente a darti la precedenza) e la salita finale. Qui lo sterrato e’ proprio sconnesso (e vi assicuro che mai termine fu più appropriato!) e non c’e’ una luce neanche a pagarla.

Se l’auto si ferma li……non succedera’, tranquilli, e musungu un pò stravolto e tanto pieno di polvere (sono pure caduto spingendo il tank!) si accascia al tavolo del refettorio. Il fufu e’ lì, mai così ambito!

Musungu

NELLE PUNTATE PRECEDENTI:

Bukavu, il grande ritorno

Musungu: diario di bordo in viaggio verso Bukavu

Musungu un anno dopo. Diario di viaggio 1ª parte

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