I giornalisti italiani rapiti e per fortuna già liberati, Scientia e la Libertà di stampa

“L’informazione è l’architrave di ogni democrazia. Schiacciando la libertà di stampa non si costruisce nulla. Se non regimi, come quello di Gheddafi, destinati ad implodere per averla troppo a lungo negata”.

Lo ha scritto qualche giorno fa, nel suo editoriale dedicato ai quattro colleghi rapiti in Libia, il direttore del Corsera Ferruccio De Bortoli aggiungendo che “i giornalisti sono stati e sono soprattutto messaggeri di pace.

Perchè senza di loro, il dialogo fra le parti, etnie e religioni diverse, sarebbe semplicemente impossibile. Assicurano in condizioni estreme un servizio civile tra i più alti”.

In R.D.Congo, dove la liberta’ di stampa è considerata meno che un optional (tanto e’ che il Paese di Kabila è al 148* posto nella classifica mondiale stilata ogni anno da Reporters Sans Frontieres), e specificatamente nella provincia del Sud Kivu, è appena nato un giornale, un mensile.

Scientia, questo il suo nome, è un foglio -quattro facciate formato A4- dell’Université Catholique de Bukavu (Ucb).

A Bukavu non escono giornali quotidiani, settimanali, mensili locali. A Bukavu non esistono edicole e le librerie (giusto per allargare un pochino il campo) si contano sulle dita di una mano. Del resto, come ben sanno i coraggiosi e volenterosi colleghi locali, essere giornalisti nel Sud Kivu è difficile, molto difficile.

Basta una telefonata di critica ai politici locali in diretta nel corso di una trasmissione radio per non tornare più a casa. Alcuni, i più impegnati, vivono da tempo in clandestinità. Altri non riescono a stampare i loro giornali per mancanza di fondi e di pubblicità. Un sistema molto chiaro, visto che gli investimenti vanno invece alle radio e tv locali che in quest’ultimo periodo nascono come funghi in vista delle elezioni di fine novembre, per tarpare le ali all’informazione libera.

Certo, qualcuno potrebbe obiettare, se anche i giornali si potessero stampare poi chi li comprerebbe e dove li acquisterebbe? Sarebbe fin troppo facile rispondere a questa domanda: basterebbe darlo da vendere ai ragazzi lungo le strade. Non si tratterebbe sicuramente di grandissime tirature, ma sarebbe certamente un inizio.

Un ipotetico spiraglio che fa paura a chi, controllando la radiotelevisione nazionale, “fa passare” nei telegiornali solo notizie positive su se stesso oppure nega l’evidenza dei fatti.

Scientia, in questo contesto, è “solo” il foglio dell’Ucb che riporta notizie sull’Università allargando però i suoi contenuti con analisi sulla realtà del Sud Kivu.

Nel suo primo numero ha cosi’ parlato della Marcia Mondiale delle Donne, che si è tenuta proprio a Bukavu lo scorso ottobre, ed ha avviato un’analisi sulla realta’ economica della Provincia sulla base dei dati forniti dalla Fec (la Confindustria locale).

Sconsolati, però, i giovani futuri colleghi che collaborano al mensile qualche giorno fa mi hanno informato che dai primi di agosto ad oggi non hanno praticamente venduto nessuna copia.

Neanche all’interno dell’Università stessa dove alcuni studenti sostengono che il corrispettivo delle vendite (1.000 franchi congolesi, poco più di un dollaro, a copia) servirebbe solo per arricchirli.

Ebbene è a loro che vorrei dedicare le parole di Ferruccio De Bortoli: “l’informazione è l’architrave di ogni democrazia. Schiacciando la libertà di stampa non si costruisce nulla“.

Noi abbiamo appena cominciato -il secondo numero uscirà tra qualche giorno- e il cammino sarà lungo, difficile, a volte sconnesso come le povere strade di Bukavu. Ma, giovani futuri colleghi cercate di spiegare questo ai vostri coetanei universitari.

Cercate di far loro capire che quei 1.000 franchi non vengono nelle vostre tasche ma sono un investimento per il futuro, loro e di tutti gli altri congolesi. Cosi’, appellandomi alla clemenza della Corte, spero che il direttore del Corrierone mi abbia perdonato questo piccolo “furto” di parole.

PS: ora, se è vero che un dollaro può sembrare tanto è altrettanto vero che:

il mensile è neonato; non ha pubblicità né diretta né tantomeno indiretta; non ha “padrini” politici e soprattutto non ne vuole avere;
non ha nessun sostegno da parte delle quasi 1.000 Ong (Organizzazioni non governative) che fanno bella mostra di se a Bukavu;
l’Ucb, come tutte le università, non naviga nell’oro (che abbonda nella Provincia ma che finisce in mani ben conosciute);
nessuno di chi ha collaborato alla realizzazione del primo (ma anche dei prossimi) numero di Scientia ha avuto ricompense economiche ma solo pochi e scarni rimborsi.

Sul lato tecnico, infine, mi preme sottolineare che a Bukavu non esistono o quasi tipografie (la sola, che stampa libri e libretti, brochures e poco altro, è controllata dai Padri Bianchi) e la “tiratura” di Scientia viene realizzata con una fotocopiatrice alimentata da fogli A3 impossibili da trovare in citta’.

Musungu

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