Congo, urne sporche. Viaggio tra i seggi dove la democrazia sfida violenze e brogli.

di Jacopo Arbarello
Le urne non si sono ancora chiuse e lo “scandalo del 3” è già sulla bocca di tutti. Misteri del Congo, dove il presidente uscente Joseph Kabila, il 28 novembre, si è giocato la rielezione nelle seconde votazioni democratiche dalla fine della guerra civile, nel 2003. E pur di non perdere, dicono gli osservatori e gli oppositori, dopo aver cambiato la Costituzione a gennaio 2011 annullando la possibilità di ballottaggio, ha provato anche a condizionare gli elettori nel segreto delle urne.

I CONGOLESI SCELGONO DALLA FOTO. Kabila è il candidato numero tre degli 11 contendenti alla poltrona di capo di Stato, messi uno in fila all’altro con tanto di foto nella scheda elettorale: oltre la metà della popolazione congolese, infatti, è analfabeta. Invece di votare con una X sulla scheda, gli analfabeti appongono le proprie impronte digitali su una faccia, dopo averle impresse in una scatoletta di inchiostro indelebile.

Le scatolette fanno parte del materiale che la Commissione elettorale ha comprato all’estero, probabilmente in Cina a giudicare dalla fattura e dalla marca, Huahua. E qui sta il trucco: sul retro del coperchio, in bella vista quando il tampone di inchiostro è aperto, c’è impressa la scritta “N° 3”.

IL VOLTO DI KABILA E IL N. 3. Insomma, un suggerimento non troppo velato a mettere il dito sulla faccia di Kabila, al quale è stato associato il 3 in ogni slogan elettorale.

«Il segnale è preoccupante: il sospetto che Kabila volesse guadagnare voti in questo modo è forte perché questi tamponi di inchiostro sono stati comprati direttamente dal governo tramite la Commissione elettorale, che più volte è stata accusata dall’opposizione di parzialità», ha raccontato Honoré Bisimwa, un osservatore elettorale proveniente dalla società civile che ha notato la storia del numero 3 in un seggio di Bukavu e l’ha poi verificata in tutti gli altri seggi monitorati.

«La cosa più grave è che nessuno se ne sta accorgendo, neanche gli scrutatori lo sanno e questi tamponi marchiati con il numero di Kabila sono in tutte le urne dei 63 mila seggi del Congo. Quando ho fatto notare la strana coincidenza ad un presidente di seggio anche lui è rimasto stupito e sospettoso».

La protesta del candidato all’opposizione Bagula Patient


Nel seggio di Bideka, un paesino di capanne in aperta campagna a qualche decina di chilometri da Bukavu, lo scandalo è scoppiato con forza dirompente. A gridare alla truffa in questo seggio super affollato, in cui la polizia ha faticato a tenere a bada la gente, è stato Bagula Patient, candidato dell’opposizione al parlamento nazionale. Quando Bagula si è accorto del numero 3 sul tampone ha accusato gli scrutatori di connivenza on il governo e ha preteso che tutti i coperchi fossero strappati, per fugare ogni sospetto.

UN INCONTRO SEGRETO PRIMA DEL VOTO. Anche perché, in questo borgo dell’Est, gira un’altra voce inquietante. Pare che la sera precedente il voto, domenica 27, il ministro dell’Agricoltura, che vota nel villaggio ed è candidato in questo collegio, abbia avuto un incontro segreto con la Commissione elettorale e trascorso la notte a pre-compilare le schede elettorali.

I TRE MORTI IN KATANGA. Eppure, fatta la tara ai sospetti, gravi e meno gravi e comunque immancabili, l’impressione è che le seconde libere elezioni del Congo siano state una giornata di festa e una vittoria per la giovane democrazia congolese. L’unico episodio veramente pesante è accaduto in Katanga, altra regione mineraria, dove uomini armati e mascherati hanno attaccato un seggio e sono stati respinti dalla polizia. Alla fine i morti sul terreno sono stati tre.

CRESCITA DELLA COSCIENZA POLITICA. Per il resto è stato un voto pacifico. E anche i controlli ossessivi degli osservatori e lo scetticismo di chi pensa che ci saranno imbrogli fanno parte della crescita di un elettorato consapevole. Di certo migliaia e migliaia di persone si sono messe in fila fin dalle 4 del mattino per essere sicure di votare tra i primi.

Donne e uomini anziani si sono sobbarcati camminate di ore pur di andare a votare, ed erano tantissimi, così come le mamme con i figli in spalla e le donne incinte. Nel seggio di Bideka una ragazza incinta era svenuta a terra, dietro l’urna faticosamente conquistata, con la scheda elettorale in mano. Gli spintoni della folla che premeva per entrare erano stati troppo violenti per il suo corpo. Ma la ragazza si è ripresa, si è seduta, e ha regolarmente votato.

Ovunque, anche tra gli anziani analfabeti che devono farsi aiutare per capire come si vota, si respira una passione civica che solo un popolo che si affaccia alla democrazia può avere.

UNA FOLLA MAI VISTA DAVANTI ALLE URNE.
Nella più grande e povera baraccopoli di Bukavu, a Mpanzi, dove mancano la luce e l’acqua potabile, le donne sono andate a caricare le taniche dall’unica pompa disponibile in piena notte pur di presentarsi a votare di prima mattina. Al momento dell’apertura dei seggi la folla era tale che i cancelli stavano per essere sfondati. «Siamo felici perché anche se nel nostro quartiere non c’è nulla, solo fango e baracche di lamiera, oggi possiamo esprimere il nostro diritto al cambiamento e al buon governo», ci ha detto una giovane ragazza.

La speranza si legge negli occhi di questa gente, dai ragazzini al primo voto agli anziani accompagnati. Peccato solo che Kabila abbia voluto “blindare” la propria probabile vittoria prima con una riforma costituzionale e poi con il gioco del 3 nelle urne, per restare seduto su una poltrona che occupa dal 2001. Dalla morte di suo padre. Il copione è tristemente noto: il Big Man africano che occupa il Paese a proprio uso e consumo.

Jacopo Arbarello per Lettera 43

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