il Kivu? ne farei un angolo di paradiso

Questo l’avevo scritto, di nascosto, quando ancora stavo a Bukavu a giugno. Anzi, ci ero arrivato da poco più di una settimana.

Adesso, senza esprimere nessun giudizio sul risultato delle elezioni, ve lo ripropongo soprattutto alla luce di una affermazione di un Amico congolese che, tra il serio ed il faceto, ha scritto “Si j’étais president je ferais de l’est du pays, de Goma a Uvira, un haut lieu du tourisme au Congo ! Le paysage et le climat …waouh!” (se fossi presidente farei dell’est del Paese, da Goma a Uvira, la regione del turismo in Congo! Il paesaggio ed il clima…)

“Ennesimo stupro di massa di donne e bambini in questi giorni nel Sud Kivu. Per due giorni (10/12 giugno) quelli che secondo alcuni sarebbero “disertori dell’esercito regolare della R.D.Congo” e per il deputato provinciale del Sud Kivu Jean Marie Ngoma sarebbero invece “militari dell’armata congolese” guidati da un colonello ex capo delle famigerate milizie Mai-Mai hanno violentato donne e bambini (oltre 120 vittime) lasciando dietro di loro solo sangue e cenere visto che il villaggio e’ stato bruciato e i pochi averi sono stati rubati.

Al di la dei fatti, gravissimi e indegni, risulta pressoche’ impossibile capire perche’ nessuno intervenga per evitare il ripetersi di quello che rischia di divenire “triste quotidianita’”.

Non il presidente Joseph Kabila, non il governatore del Sud Kivu Marcellin Cishambo, non l’esercito regolare che dovrebbe intervenire per evitare simili tragedie nè tanto meno i “poco-amati” caschi blu (su questi ultimi, sulla loro presenza sul territorio e sul loro modo di agire si dovrebbe fare un’inchiesta e allora ne salterebbero fuori delle belle!)

Il Sud Kivu è provincia ricca, ricchissima non solo di minerali “strategici” ma anche di militari “amici” e nemici, di bande armate di tutti i tipi (militarizzate, banditesche, minorili, ecc ecc molte delle quali “multinazionalizzate” perche’ una situazione di questo tipo può far comodo a qualche multinazionale), di commercianti senza scrupoli. Una provincia dove la corruzione dei rappresentanti di chi dovrebbe aiutare le popolazioni è “cosa normale”, dove dopo le 18h00 (vale a dire quando fa buio) e’ meglio stare chiusi in casa (chi l’ha), dove la corrente elettrica va e viene in base alla “stecca” che viene data ai controllori locali (normalmente dei militari), dove chi vuole può trovare prostituzione minorile, dove e’ normale sentire colpi di arma da fuoco al calar della notte.

Una Provincia dove, tolti i taxi, il 90% delle auto in circolazione appartengono all’Onu (nelle sue varie forme), alla Croce Rossa Internazionale e alla miriade di Ong presenti oppure evidenziano lo stemma del donatore (enti e organizzazioni straniere, in particolare europee e soprattutto belghe -coda di paglia?-) ed il restante 10% e’ diviso tra lussuose vetture dei pochissimi ricchi locali e quelle meno lussuose della Chiesa.

E’ una provincia abbandonata dallo Stato a se stessa, quasi non ne facesse parte, se non addirittura “concessa” al vicino Rwanda dell’amico (di Kabila) Kagame, il suo presidente-dittatore-amico/pupazzo delle potenze internazionali. Rwanda che stando alle statistiche economiche, ad esempio, risulta ad esempio esportare minerali in misura decisamente piu’ ampia (a volte addirittura multipla) di quella che riesce a produrre! Rwanda che ha una superficie pari ad un terzo di quella del solo Sud Kivu, non a quella dell’intera R.D.Congo! Rwanda dove ai lati della strada asfaltata (non ci vuole molto visto che se tutto va bene la rete rwandese non raggiunge i 1000 km!) che conduce da Kigali a Bukavu scorre la fibra ottica, anche nella foresta! Rwanda dove, almeno nella capitale Kigali, puoi girare tranquillo anche alla sera tra un militare e l’altro posti, come in uno slalom speciale, a non piu di 100 metri l’uno dall’altro!

Una provincia, il Sud Kivu, ed una citta’ in particolare, Bukavu, invasa dalle Ong (nel solo capoluogo ne sono presenti, secondo quel che si dice visto che non esiste un censimento, un numero indefinito compreso tra le 400 -regolarmente registrate- e 1000). Ong sulle quali, se si facesse una vera inchiesta, ne salterebbero fuori delle belle. A cominciare dall’uso delle loro risorse finanziarie, ma non solo. Perche’ se da un lato e’ vero che queste grandi -in particolare- organizzazioni si danno da fare e’ altresi vero che l’hotel ed il ristorante di lusso della citta’ sono costantemente pieni dei capi -e non solo- delle ong stesse.

Perchè se e’ vero che costruiscono ospedali e scuole e’ anche vero che i bambini per andare a scuola spesso si fanno delle “passeggiate” di 5-10 km, non hanno i soldi per i quaderni e le penne, per le divise scolastiche (pantaloncini/gonnelline blu e camice bianche) o per le scarpe. Ong che nel mondo chiedono ai finanziatori 5/10 euro al giorno per consentire ad ogni bimbo di andare a scuola, quando il costo di un anno di scuola difficilmente supera i 30 euro/42 u$. Organizzazioni che si litigano tra loro la copertura del territorio, che si accusano a vicenda, che come avvoltoi si rubano i cadaveri.

La realta’ e’ pero’ che l’acqua -e non solo quella potabile- manca malgrado questa sia definita la Regione dei Grandi Laghi; che la corrente elettrica è un lusso malgrado le risorse idriche ed eoliche; che non esiste una rete telefonica nazionale e che le reti dei vari gestori di telefonia mobile a fatica riescono a far interloquire tra loro i propri abbonati; che la stampa (quella dei quotidiani, dei settimanali, dei fogli…) non esiste (non esiste un quotidiano e l’unico mensile bukaviano esce solo quando ci sono i soldi per stamparlo …all’estero) e che i giornalisti rischiano la vita (almeno quelli che non piegano la schiena ai vari potentati) anche solo per aver riportato una notizia o per aver dato spazio sui rispettivi media al pensiero della gente comune.

La realtà è che tutte le materie prime (oro, diamanti, cassiterite, coltan, ecc ecc) sono state “svendute” per quei pochi spiccioli che il venditore (politico di turno) si è messo in tasca anche con il consenso di chi non avrebbe mai dovuto darlo; che non è difficile veder passare fuoristrada carichi di gente armata fino ai denti senza capire se sono militari regolari, agenti di sicurezza, guerriglieri o, perchè no, banditi; che se ti ferma un “police” non è quasi mai per un controllo ma per farsi pagare una birra (e conviene pagarla!).

A Bukavu le vie non hanno nome; il “feux rouge” che da il nome all’incrocio non esiste più da anni; le vetture inquinanti sono una norma, perche’ quelle ci sono, e ogni tanto non hanno neppure la targa…..

Musungu

(segue)

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