Congo: giornalisti minacciati di morte a Bukavu

Michele Februo,
esperto di Congo,
ha scritto questo articolo
per Africa Express

Solange Lusiku, Baudry Aluma, Blaise Sanyila e Jean-Baptiste Badera sono quattro colleghi giornalisti di Bukavu, nella Repubblica Democratica del Congo, minacciati di morte per il loro lavoro. Le intimidazioni sono legate alla situazione venutasi a creare  nella provincia del Nord Kivu, dove i ribelli del movimento M23 – sostenuti dal Rwanda come ha scritto l’Onu – hanno occupato la città di Goma.  E’ di ieri il loro completo ritiro dalla città.

Solange – che ha già subito altre volte minacce e  maltrattamenti – e Baudry sono rispettivamente il direttore ed il caporedattore dell’unico giornale di Bukavu  Le Souverain, Blaise è il responsabile della tv privata Vision Shala Media mentre Jean-Baptiste è il  corrispondente locale della France Presse e direttore di Canal Futur Télévision.

L’”accusa” nei loro  confronti sarebbe quella di aver detto chiaro e tondo quello che tutti sanno e cioè che il Ruanda di  Kagame è il vero artefice della terribile situazione nell’est del Congo che, dal 1994, ha provocato  quasi 8 milioni di morti e centinaia di migliaia di stupri e violenze tipiche di quella che viene definita “pulizia etnica” e di aver attaccato il governatore del Sud Kivu, Marcellin Cishambo.

Solange Lusiku, insignita lo scorso anno di una laurea honoris causa dall’Università di Lovanio, aveva ricevuto nei giorni scorsi dapprima una telefonata anonima e poi era stata cercata nel cyber café che  frequenta normalmente.

Analogo trattamento per Baudry Aluma, anche lui già più volte minacciato e anche lui finito in clandestinità. Per entrambi l’”accusa” è il contenuto dei loro ultimi editoriali nell’ambito dei quali  hanno affrontato rispettivamente il problema della ingerenza del Ruanda nella crisi dell’est del Congo e  quello della “cattiva gestione” della provincia del Sud Kivu da parte del governatore Marcellin Cishambo  e dei suoi uomini.

Blaise Sanyla, anche lui minacciato telefonicamente e “sparito” da Bukavu, era stato interrogato dagli angenti dell’Anr (Agence Nationale de Reinsegnement) per aver diffuso sul suo canale una intervista al portavoce del Movimento M23.

Sanyla, inoltre, si sarebbe macchiato di una “grave colpa”: aver criticato l’operato del governatore Cishambo – che lo avrebbe minacciato davanti a testimoni ma che smentisce affermando addirittura di non conoscerlo – in occasione del recente meeting della Francophonie.

E minacce sono  giunte anche al corrispondente della France Presse e direttore di Canal Futur Telévision, Jean-Baptiste Badera. Badera ha dichiarato a Cpj (Comité pour la protection des journalistes) – così come hanno denunciato gli altri colleghi al Comité – di aver ricevuto a sua volta una telefonata anonima che lo metteva in guardia dal fatto di essere al ”centro delle attenzioni” del governatore Cishambo, al pari di Lusiku e Sanyla.

Ora se è vero che la situazione della stampa in tutto il Congo non è delle migliori (il Paese di Kabila si trova nelle ultime posizioni delle classifiche sia di Reporters sans Frontiers sia di FreedomHouse) è ancora più vero che nel Sud Kivu questa realtà è quantomeno disastrosa.

Le Souverain è l’unico giornale che si pubblica saltuariamente a Bukavu, non ha nessun sostegno se non quello di alcuni amici, niente pubblicità e viene stampato in Burundi perché nel Kivu non esiste una tipografia.

Solange Lusiku, giovane e coraggiosa giornalista che si occupa anche di diritti delle donne, lo scorso anno aveva rilasciato un’intervista a Scientia, il giornale dell’Università Cattolica di Bukavu.

Nel Sud Kivu “ci sono per la stampa due tipi di problemi: la proprietà dei media e il contesto di povertà e insicurezza”. Insicurezza,  ci aveva spiegato, che deriva dal fatto che “negli ultimi quattro anni sono stati uccisi tre giornalisti ed un difensore  dei diritti umani” (senza contare, aggiungiamo noi per diretta esperienza, le continue minacce che portano  spesso a dover lavorare in clandestinità).

“Potremo fare informazione indipendente – aveva concluso Solange che nel sottotitolo del suo giornale riporta la frase “La libertà di stampa? Un diritto non un regalo dei politici” – se e solo se avremo la possibilità di stampare a Bukavu”.

Già perché uno dei problemi, come detto, è proprio quello della stampa e dei costi ad essa legati. E se aggiungiamo che, tanto per fare un esempio, Solange ha ricevuto dal Belgio una rotativa ma non è ancora stata in grado di trovare un locale per installarla allora ci rendiamo conto che la liberta di stampa è una vera e propria lotta di sopravvivenza che, e qui concludiamo, si combatte affermando la verità anche scrivendo dalla clandestinità.

Michele Februo

Nelle foto due immagini di Solange Lusiku

fonte articolo: Africa Express di Massimo Albertazzi per il Corriere della Sera

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